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LA STORIA ANTICA


Abitato fin dai tempi più antichi, il territorio comunitario offre ai visitatori un variato e suggestivo patrimonio archeologico, artistico e culturale. Zona di transito lungo un collegamento secondario tra la pianura padana e il mare, poi indicato come la Via del Sale, conserva tracce di diverse civiltà remote, dai Liguri ai Celti ai Romani ai Longobardi... ma è l'epoca medioevale quella che ha lasciato più evidenti testimonianze...
i numerosi castelli e le fortificazioni talora ridotti a ruderi, ma i più ancora imponenti e ben conservati... e i monumenti della fede religiosa... le chiese, le cappelle... la suggestiva Abbazia di Butrio... con i loro patrimoni pittorici e scultorei... affascinanti e suggestivi...

LA STORIA RECENTE


La presenza dell'uomo si è resa più incisiva con le ultime generazioni che hanno saputo affrontare lo sforzo del dopoguerra e dei successivi momenti di crisi, ridando slancio alle attività produttive e rivendicando una propria dignità culturale e territoriale che ha avuto modo di esprimersi anche con la rivalutazione delle risorse spontanee, idonee oltre che ad attività agricole allo sviluppo del settore turistico, per il quale sono state predisposte numerose, efficienti, infrastrutture... è comodo e facile visitare e scoprire oggi la Comunità Montana dell'Oltrepò pavese... strade curate... alberghi, luoghi di ristoro e organizzazione sono al servizio di ogni visitatore...

LA NATURA


Colline dalla ricca vegetazione intervallate da valli solcate da torrenti... un paesaggio naturale stupendo e rilassante... prati verdi e campi coltivati che cedono il passo, mano a mano che si sale verso le cime appenniniche, ai boschi, di castagni, di querce e di faggi, e poi di abeti e di pini ed ai pascoli naturali...
La flora esplode in tutto il suo splendore soprattutto nel periodo primaverile tingendo di caldi colori le chiome degli alberi da frutto e i terreni... potreste anche trovare orchidee, genziane, ranuncoli o... una stella alpina alle quote più elevate... E le colture dell'uomo, non da meno, si amalgamano senza attrito ai paesaggi spontanei e partecipano ugualmente a determinare il fascino naturale di questo territorio...

GEOGRAFIA


La Comunità Montana occupa la parte meridionale dell'Oltrepò Pavese ed è costituita da un territorio che si estende progressivamente dalle prime colline alle vette appenniniche del gruppo ligure piacentino Dai circa 160 m di altitudine di Godiasco, situato nella posizione più bassa della Comunità, risalendo la valle Staffora si arriva alla massima altitudine di 1742 m del Monte Lesima. Il dislivello è notevole: quasi 1600 m su di un percorso di circa 30 Km. Ma è dopo Varzi, posto a 420 m e a metà del tratto indicato, che inizia la vera salita, sia andando verso il passo del Penice che verso il passo del Brallo. Coi suoi 4tI7.34 Kmq l'area comunitaria occupa il 44.42% della superficie dell'Oltrepò e il 16.42% di quella della provincia: un peso territoriale non indifferente.
La morfologia, la costituzione geologica, l'andamento climatico, le caratteristiche demografiche e produttive della zona sono condivise con le contigue Comunità Montane del Piacentino, dell'Alessandrino e del Genovesato.

MONTAGNE E TORRENTI


Il gruppo di montagne più vasto ed elevato si colloca nella porzione meridionale della Comunità e funge da limite regionale. Limite che scorre sulla cresta dei monti che dal Pietra di Corvo (m 1078), continua con il Penice (m 1460), la Cima di valle Scura (m 1228), la Cima della Colletta (m 1493), il Lesima (m 1724) e arriva al Chiappo (m 1700).
Queste montagne fanno parte dell'Appennino ligure-piacentino, suddiviso tra Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, e sezionato da una fitta serie di valli più o meno tortuose e strette.
Dal versante settentrionale dei monti che si distendono dal Penice al Chiappo sgorgano vari rivoli e fossi che generano il torrente Staffora, il quale denomina la omonima valle, che è la maggiore di tutto l'Oltrepò Pavese. A mano a mano che si discende verso Nord, sfociano nello Staffora altri corsi d'acqua, come l'Aronchio, il Reganzo, il Lella, il Crenna, il Nizza, l'Ardivesta. Dopo un percorso di una sessantina di chilometri, il torrente si riversa nel Po, presso l'abitato di Cervesina.
Il versante settentrionale di quei monti, posto tra Cima Colletta e Costa
Scalzavacca (m 1016), nei pressi di Brallo, funge da bacino idrografico del torrente Avagnone, che entra nel Trebbia a Ponte Organasco (PC), dopo un ripido percorso di circa otto chilometri in direzione Sud. Pure il Tidone nasce in una porzione di quell'ampio ed elevato complesso montuoso. Il suo bacino è delimitato dal Pietra di Corvo, dal Penice e dal Monte Alpe. I suoi primi diciotto chilometri si svolgono nel territorio comunitario, dove a Moline di Zavattarello, riceve le acque dal Morcione, che drena la cosiddetta Valverde; i restanti trenta interessano la provincia di Piacenza, dove, nei pressi di Rottofreno, sfocia nel Po. Fra tutti i corsi d'acqua il Tidone è quello su cui è attuato il maggior sfruttamento economico: con la costruzione di una diga si è generato un lago artificiale, il lago del Molato, di 12.000.000 mc, in passato utilizzato per la produzione di energia elettrica. L'area comunitaria è pure rigata da altri torrenti: Coppa e Schizzola, suo affluente, Scuropasso e Versa, i maggiori dopo lo Staffora, ed altri minori. La loro origine si colloca nella zona collinare situata nel nodo oroidrografico di Torre degli Alberi, che si snoda per una ventina di chilometri da Fortunago, attraverso Costa Cavalieri, Torre degli Alberi, Carmine, Pometo, fino alle valli Bardonezza e Tidone.

GEOLOGIA


La demarcazione tra la zona collinare e quella montana è ben evidenziata dal brusco cambiamento morfologico segnalato dalla direttrice Pizzocorno S.Albano, Mondasco, Valverde, Zavattarello, val Tidone. Si tratta di distinzione dipendente non solo dal fattore altimetrico, ma soprattutto da altri, che di questo sono causa, e cioè la natura del terreno, la giacitura delle rocce e la loro erosione, gli agenti climatici, le deformazioni subite durante le ere geologiche. Dal punto-di vista geologico, l'era più rappresenta la direttrice indicata, è la Mesozoica (periodo Cretacico), la cui datazione va da 136 a 65 milioni di anni fa; nella collina è invece la Cenozoica, da 65 a 2 milioni di anni fa, mentre nei fondovalle affiorano lembi di terreni quaternari. In tutta l'area prevalgono le rocce sedimentarie di origine marina, con blocchi di spessore diverso; caratteristica comune è, infine, la natura prevalentemente argillosa del terreno, spesso causa di smottamenti.

Nella montagna dei comuni di Brallo, S. Margherita, Menconico e Romagnese prevalgono i calcari, con banchi di spessore variante da uno a cinque metri, spesso individuabili in successioni ritmiche di strati calcareo-arenacei-marnosi ed argillosi. Inglobati in questi banchi, si riscontrano lembi più o meno vasti di rocce eruttive, di colore nero per la presenza di minerali ferrosi: sono le caratteristiche ofioliti serpentinose, dette anche "sassi neri", che sono visibili sopra le case di Pregola o in diversi boschi e campi del comuni di Brallo, Romagnese, S. Margherita, Menconico.

Scendendo di quota, nei comuni di Varzi, Bagnaria, Cecima, Ponte Nizza, Val di Nizza, Valverde, Zavattarello, la montagna si presenta con una morfologia meno accentuata. Qui prevalgono i terreni marnoso-argillosi e quelli composti da arenarie, sabbie e conglomerati, il cui lembo più vasto si stende tra la valle Staffora, la val di Nizza e la Valverde.

Nei dintorni di Varzi, verso Albareto e Sagliano e verso Nivione in val di Lella, come pure anche in zone di altri comuni di questa porzione di Appennino, sono individuabili frequenti banchi di argilla scagliosa senza vegetazione.

Nell'area di montagna, così come in quella collinare, occupata dai restanti comuni della Comunità, prevalgono suoli con forti percentuali di argilla.

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